La solitudine dei numeri primi, Paolo Giordano

>> domenica 14 giugno 2009


I personaggi mi sono sembrati poco credibili, soprattutto Mattia con il suo universo di solitudine che dura decenni, senza una crepa, senza una modifica al suo modo di essere e di relazionarsi agli altri, nonostante il mondo attorno a lui cambi e si renda conto che almeno Alice continui a volergli bene. Il libro comunque è scritto bene, ha ritmo e merita per alcune considerazioni che fanno riflettere, come quella seguente sull’amore non corrisposto.

Mattia. Ecco. Ci pensava spesso. Di nuovo. Era come un’altra delle sue malattie, dalla quale non voleva veramente guarire. Ci si può ammalare anche solo di un ricordo e lei era ammalata di quel pomeriggio nella macchina, di fronte al parco, quando con il proprio viso aveva coperto il suo per togliergli da davanti il luogo di quell’orrore.
Poteva sforzarsi, ma di tutti gli anni passati insieme a Fabio non riusciva ad estrarre neppure un’immagine che le schiacciasse il cuore così forte, che avesse la stessa impetuosa violenza nei colori e che lei riuscisse ancora a sentire sulla pelle e alla radice dei capelli e tra le gambe. E’ vero, c’era stata quella volta a cena da Riccardo e sua moglie, in cui aveva riso e bevuto molto e mentre aiutava Alessandra a lavare i piatti, si era tagliata il polpastrello del pollice con un bicchiere, che le era andato in frantumi tra le mani, e lasciandolo cadere aveva detto ahi. Non l’aveva detto forte, l’aveva appena sussurrato, ma Fabio aveva sentito ed era accorso. Le aveva esaminato il pollice sotto la luce, chinandosi se l’era avvicinato alle labbra e aveva succhiato un po’ del sangue, per farlo smettere, come se fosse stato il suo. Con il pollice in bocca l’aveva guardata dal basso, con quegli occhi trasparenti che Alice non sapeva sostenere. Poi aveva chiuso la ferita nella sua mano e aveva baciato Alice sulla bocca. Lei aveva sentito nella sua saliva il sapore del proprio sangue e si era immaginata che fosse circolato in tutto il corpo di suo marito per tornare di nuovo a lei, pulito, come in una dialisi.
C’era stato quella volta e ce n’erano state infinite altre, che Alice non ricordava più, perché l’amore di chi non amiamo si deposita sulla superficie e da lì evapora in fretta.

Commento del gruppo lettori
I lettori hanno espresso pareri contrastanti. Secondo alcuni il romanzo inquadra con molto realismo le situazioni di disagio di tanti giovani d’oggi che hanno perso la capacità di esprimere sentimenti e emozioni. Le loro vicende di solitudine e di dolore trascorrono nel silenzio delle famiglie e della società in cui vivono. È stata giudicata originale la scelta dell’autore di trasformare l’esperienza dei due protagonisti in situazioni matematiche. Per altri il romanzo è stato poco coinvolgente con trovate scontate e situazioni non vere e molto costruite, gratuitamente triste. È assente ogni tentativo di ribellione. La scrittura è stata considerata retorica con un uso eccessivo della similitudine; a volte piatta e banale.

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Lettura di Sciascia in biblioteca

5 Marzo ore 20,30, Biblioteca Castiglione delle Stiviere

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