Uomo nel buio – Paul Auster

>> giovedì 22 aprile 2010

Una buona idea sprecata.
Questa l'impressione appena si finisce di leggere il libro. La buona idea è quella iniziale in cui l'autore immagina che la guerra sia solo un’invenzione di uno scrittore settantenne costretto da un incidente sulla sedia a rotelle a confrontarsi con la sua vita piena di lutti e occasioni mancate. Lo scrittore insonne per fuggire dalla sua realtà immagina un modo parallelo in cui cala un personaggio che ha la possibilità di eliminare una volta per tutte la guerra dal mondo se accetta la missione, che un'organizzazione militare gli affida, di uccidere proprio lo scrittore. Questo intreccio tra mondo reale e immaginario foriero di paradossi spazio-temporiali ha un potenziale di sviluppo narrativo enorme che purtroppo si esaurisce a metà del libro quando il tutto inizia a scorrere su binari più usuali. Non che la seconda parte non sia bella, anzi per la descrizione delle vicende e delle reazioni dei personaggi vale tutto il libro, ma la perplessità sull’opera complessiva rimane.

Non c'è unica realtà, caporale. Ce ne sono molte. Non c'è un unico mondo. Ci sono molti mondi, e tutti continuano in parallelo l’uno con gli altri, mondi e antimondi e mondi-ombra, e ciascuno mondo è sognato o immaginato o scritto da qualcuno in un altro mondo. Ciascun mondo è la creazione di una mente.
[…]
Darsi la buona notte sulla porta, classica scena di ogni corteggiamento agli inizi. Baciarla o non baciarla? Un cenno del capo o una stretta di mano? Sfiorarle la guancia con le dita? Stringerla in un rapido abbraccio? Tante possibilità, e così poco tempo per scegliere. Come capire i desideri di un’altra persona, come entrare nei pensieri di qualcuno che si conosce appena? Non volevo spaventarla precipitando le cose, ma neanche farle credere che fossi un timidone che non sa ciò che vuole. La via di mezzo, dunque…che improvvisai come segue: le misi le mani sulle spalle, mi chinai in avanti e in basso (in basso perché era più piccola di me) e premetti le labbra sulle sue – con una certa energia. Niente lingua, niente abbracci polipeschi, ma un bello sbaciucchio deciso lo stesso. Sentii un gorgoglio attutito nella gola di Sonia, un suono basso tipo m, mmmm, e poi un breve arresto del respiro, una discesa a un altro registro e qualcosa che somigliava a una risata. Indietreggiai, vidi che stava sorridendo e l’abbracciai. Un attimo dopo le sue braccia erano attorno a me e allora mi tuffai in un vero bacio, un bacio alla francese con la ragazza francese che da un momento all’altro rimase l’unica persona importante. Solo uno, ma lungo, e poi, non volendo abusare della mia fortuna, le dissi buonanotte e andai verso la scala.

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Ulisse, Il mare color del vino - Giovanni Nucci

>> sabato 17 aprile 2010

E’ la trasposizione del mito di Ulisse in modo accessibile ad adulti e soprattutto bambini. L’edizione in audiolibro aggiunge un’ulteriore freschezza al testo.
Personalmente avrei preferito qualche divagazione ironica in più rispetto a quelle inserite dall’autore perchè avrebbe reso il lavoro più distintivo da quanto già raccontato da Iliade e Odissea.

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Il cammello e la corda – Domenico Seminerio

>> lunedì 5 aprile 2010

Questo libro è una piccola perla e non ha probabilmente ottenuto il successo che merita.
La storia è quella di un parroco quarantenne che scopre un Giardino di Venere nascosto all’interno di una grotta duemila anni prima da un patrizio romano vissuto, suo malgrado, nel periodo di transizione tra la religione politeista e quella cristiana. L’autore descrive sia le vicende del parroco combattuto tra la scelta di svelare o meno l’esistenza delle 24 statue ritratte in pose lascive (nonché i suoi turbamenti personali in seguito oltre che alla visione dell’opera anche all’accoglimento in canonica di una giovane donna come aiuto-perpetua) sia quelle del patrizio che è costretto dalla morale istituita dalla nuova religione a liberarsi di un’opera dal grande valore artistico e simbolico. I temi toccati sono tanti (ragione e fede, castità e tentazione, amore spirituale e fisico, ignoranza e cultura, valore dell’opera d’arte) ma tutti sapientemente affrontati in una trama che coinvolge e in una prosa eccellente che sul filo dell’ironia ti conduce verso conclusioni condivisibili.

Lo turbava Minuzza. Ma non il turbamento violento che aveva provato le volte precedenti, era come un intenerimento, un vagheggiamento continuo in cui non faceva capolino nessun cattivo pensiero. Non capiva cosa gli stesse succedendo.
[…]
Mangiò di buon gusto, le cose cominciavano a ripigliare sapore e poi Minuzza cucinava bene. Si accorse che lo guardava e spiava le sue reazioni.Voleva essere incoraggiata. Si complimentò con lei per la cena, semplice ma gustosa. Con una maestra come donna Filomena sarebbe certamente diventata una bravissima cuoca.
Arrossì al complimento e accennò un sorriso, abbassando gli occhi sul suo piatto.
Dopo cena andò a sedersi nella sua solita poltrona, per vedere un po’ di televisione. Uno spettacolo musicale, con cantanti, comici e ballerine.
Minuzza lo aveva raggiunto dopo mezz’ora e s’era seduta sul divano. Rise apertamente alle battute dei comici, canticchiò seguendo i cantanti, si agitò mimando le ballerine. In un movimento più ardito scoprì le cosce, fino a mostrare il chiarore della biancheria. Belle cosce, davvero, si sorprese a pensare, per non dire del seno prepotente che guizzava sotto il golfino.
La tentazione. Pater, Ave, Gloria.
[…]
L’agitato Giustino, a braccia aperte, esclamò che era più facile che un cammello passasse per la cruna di un ago che un ricco entrasse in paradiso: era scritto nei sacri testi!
Atenodoro gli chiese serenamente se conoscesse il greco.
E che centrava il greco, la sua conoscenza del greco? Si volse dubbioso al giudice, che con un gesto di condiscendenza lo invitò a rispondere alla domanda.
Il diacono rispose seccamente che non lo conosceva.
E quindi?
Atenodoro cominciò a dire sornionamente che la citazione fatta prima dal diacono conteneva un errore. Aveva voluto documentarsi sulla nuova religione e s’era fatto inviare i sacri testi, che, come Giustino doveva sapere, erano originariamente scritti in Greco.
Ricordava perfettamente il brano citato, per l’icasticità del paragone. Ma nonc’era nessun cammello, bensì una gomena. Nel testo greco da lui letto c’era gomena e non cammello. Evidentemente c’era un errore di traduzione. Quella giusta, e più logica, doveva essere: è più facile che una gomena entri nella cruna di un ago, che un ricco in paradiso.
Giustino balzò in piedi gridando. La sua citazione l’aveva presa da una traduzione che tutti riconoscevano ispirata direttamente da Dio! Se errore c’era, era un errore ispirato da Dio! Era un felix error! Concluse tra l’applauso della folla e il sorriso compiaciuto di Vincino.
Atenodoro tacque allibito. Ma come passava per opera di Dio anche l’errore di un traduttore frettoloso o assonnato? Era preferito il cammello della fede alla gomena della ragione?

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La mano sinistra di dio - Jeff Lindsay

E’ il libro che ha dato origine alla serie televisiva di Dexter. La storia è originale nel filone molto sfruttato dei serial killer che si divertono a fare a pezzi le proprie vittime. In questo caso il protagonista sevizia, uccide e affetta altri assassini perché è riuscito, tramite gli insegnamenti paterni, ad incanalare la sua furia omicida in questo modo. Per certi versi ricorda “Lo Straniero” di Camus: Dexter è indifferente a tutto, amore, affetto e sentimenti in genere gli sono sconosciuti. E’ costretto ad “imparare” le emozioni umane per potersi mimetizzare nella società. E’interessante per la descrizione di alcune atmosfere e per il dialogo interiore con la sua metà oscura. La parte del romanzo che fa da contorno a questo deriva da un buon mestiere di scrittore di thriller.

Luna. Luna, grandiosa. Luna piena, paffuta, rossa, che illuminava la notte come fosse giorno, che diffondeva la sua luce dappertutto e portava gioia, gioia, gioia. E con essa le grida a squarciagola della notte tropicale, il soffio selvatico e dolce del vento tra i peli delle braccia, il gemito vacuo delle stelle, il muggito a denti stretti del riflesso sull’acqua.
Tutto richiamava al Bisogno. Oh, lo stridore sinfonico di mille voci nascoste, il grido del Bisogno dentro me, l’entità, il guardiano silenzioso. La cosa calma e gelida, quello che ride mentre danza sotto la luna. Il me che non era me, la cosa che tra lazzi e sberleffi veniva a bussare con la sua fame. Con il Bisogno.

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Harry Potter e la pietra filosofale - Joanne Kathleen Rowling

L’edizione in audiolibro della Salani è molto coinvolgente e crea a mio avviso un’opera intermedia tra la fruizione del libro come lettura solitaria e il film che ne è stato tratto. Ha la voce narrante di Giorgio Scaramuzzino, attore e autore di laboratori di lettura ad alta voce che è molto bravo a differenziare i tanti personaggi e il ritmo delle diverse situazioni. Il libro in sè, come anche a suo tempo il film, non mi ha entusiasmato. Non è una questione di scrittura, peraltro buona e fantasiosa, quanto invece di natura della storia (trattando di magia può succedere di tutto e il suo contrario) e del protagonista principale (bravo, perfetto, invincibile,…). Harry Potter fa parte di quei personaggi (come Topolino e Superman) che non mi dicono nulla.


Essere stati amati tanto profondamente ci protegge per sempre, anche quando la persona che ci ha amato non c’è più. È una cosa che ci resta dentro, nella pelle.

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L’eleganza del riccio – Muriel Barbery

>> domenica 28 marzo 2010


E’ un libro costruito su due personaggi principali che non sono credibili: una portinaia autodidatta più erudita di un professore universitario e una dodicenne più matura di sua madre e di tante donne navigate e smaliziate.
Ma nonostante tutto mi è piaciuto. E Molto.
Perché è stimolante per il lessico (vario, impegnativo ma senza costringerti al vocabolario) e per gli argomenti filosofici ed esistenziali che affronta. Ha una prosa fluida in cui ogni parola ha il posto giusto, ti prende per mano e ti porta dove vuole. L’autrice, che è insegnante di filosofia, è stata furba: è riuscita a creare un mix con due piani di lettura diversi, capace di coinvolgere  sia chi cerca la storia intesa come vicende di persone sia chi vuole ritrovare in un libro qualcosa di più profondo legato a riflessioni sulla vita, i modi di essere, i comportamenti.
P.S.
Approfondendo il discorso sulla cultura francese, ho scoperto che la Francia è uno dei pochi paesi al mondo che richiede agli studenti della scuola secondaria di dimostrare una solida conoscenza delle teorie filosofiche prima di poter accedere all’università. All’esame di maturità, infatti, i ragazzi devono rispondere a quesiti difficili (es. Le passioni ci impediscono di compiere il nostro dovere? Può la richiesta di giustizia essere separata dalla richiesta di libertà?,…). La conseguenza di questa impostazione dell’esame è che molti studenti sviluppano una vera e propria passione per la filosofia che rimarrà per tutta la vita e li porterà a parlarne anche in luoghi inconsueti come i bar. A partire dal 1992 sono nati in Francia una serie di luoghi chiamati caffè filosofici it.wikipedia.org/wiki/Caffè_filosofico dove si discute di filosofia.  Il più famoso è il Cafè des Phares a Parigi. Tale iniziativa sembra stia prendendo piede anche in Italia (Crema, Rossano Calabro, San Benedetto del Tronto).

"Chi semina desiderio raccoglie oppressione" sono sul punto di mormorare, come se mi ascoltasse solo il mio gatto. Ma Antoine Pallières, a cui un ripugnante aborto di baffi non conferisce invece niente di felino, mi guarda, confuso dalle mie strane parole. Come sempre, mi salva l'incapacità del genere umano di credere ciò che manda in frantumi gli schemi di abitudini mentali meschine. Una portinaia non legge L'ideologia tedesca e di conseguenza non sarebbe affatto in grado di citare l'undicesima tesi su Feuerbach. Per giunta, una portinaia che legge Marx ha necessariamente mire sovversive ed è venduta a un diavolo chiamato sindacato. Che possa leggerlo per elevare il proprio spirito, poi, è un'assurdità che nessun borghese può concepire.
"Mi saluti tanto la sua mamma" borbotto chiudendogli la porta in faccia e sperando che la disfonia delle due frasi venga coperta dalla forza di pregiudizi millenari.
[…]
Ho letto tanti libri…Eppure, come tutti gli autodidatti, non sono mai sicura di quello che ho capito. Un giorno mi sembra di abbracciare con un solo sguardo la totalità del sapere, come se all’improvviso invisibili ramificazioni nascessero, e intrecciassero fra loro tutte le mie letture sparse – poi subito il senso scivola via, l’essenziale mi sfugge, e per quanto rilegga le stesse righe ogni volta mi appaiono più inafferrabili, mentre io mi vedo come una vecchia pazza che crede di avere la pancia piena soltanto perché ha letto attentamente il menù. Pare che questa compresenza di talento e cecità sia il tratto distintivo dell'autodidatta. Pur privando il soggetto della guida sicura che ogni buona formazione fornisce, gli dona tuttavia libertà e capacità di sintesi del pensiero, laddove i discorsi ufficiali frappongono barriere e vietano l'avventura.
[…]
(Pensiero profondo n° 3)
È una cosa terribile, perché in definitiva siamo soltanto dei primati programmati per mangiare, dormire, riprodurci, conquistare e rendere sicuro il nostro territorio, e quelli più tagliati per queste cose, i più animaleschi tra noi, si fanno sempre fregare dagli altri, cioè da quelli che parlano bene ma che non saprebbero difendere il loro giardino, portare a casa un coniglio per cena o procreare come si deve. Gli uomini vivono in un mondo in cui sono i deboli a dominare. È un terribile oltraggio alla nostra natura animale, una specie di perversione, di contraddizione profonda.
[…]
Il francese con questa prof si riduce a una lunga serie di esercizi meccanici, sia di grammatica che di analisi testuale. Con lei sembra che i testi siano stati scritti per poter identificare i personaggi, il narratore, i luoghi, il plot, i tempi del racconto, ecc. Penso che non le sia mai venuto in mente che prima di tutto un testo è scritto per essere letto e per suscitare delle emozioni nel lettore. Pensate un po', non ci ha mai chiesto: "Vi è piaciuto questo brano/libro?". Eppure è l'unica domanda che potrebbe dare un senso allo studio dei punti di vista della narrazione o della costruzione del racconto... Per non parlare del fatto che, secondo me, le menti degli alunni delle scuole medie sono più disponibili alla letteratura rispetto a quelle dei liceali o degli universitari. Mi spiego: alla nostra età, basta che ci raccontino qualcosa con passione, toccando le corde giuste (quelle dell'amore, della rivolta, della sete di novità ecc.) e il gioco è fatto
[…]
Io credo che la grammatica sia una via d'accesso alla bellezza. Quando parliamo, quando leggiamo o quando scriviamo, ci rendiamo conto se abbiamo scritto o stiamo leggendo una bella frase. Siamo capaci di riconoscere una bella espressione o uno stile elegante. Ma quando si fa grammatica, si accede a un'altra dimensione della bellezza della lingua. Fare grammatica serve a sezionarla, guardare com'è fatta, vederla nuda, in un certo senso.
[…]
Nella nostra società essere povera, brutta e per giunta intelligente condanna a percorsi cupi e disillusi a cui è meglio abituarsi quanto prima. Alla bellezza si perdona tutto, persino la volgarità. E l'intelligenza non sembra più una giusta compensazione delle cose, una sorta di riequilibrio che la natura offre ai figli meno privilegiati, ma solo un superfluo gingillo che aumenta il valore del gioiello. La bruttezza, invece, di per se è sempre colpevole, e io ero già votata a quel tragico destino, reso ancora più doloroso se si pensa che non ero affatto stupida.
[…]
Io ho capito molto presto che la vita passa in un baleno guardando gli adulti attorno a me, sempre di fretta, stressati dalle scadenze, così avidi dell’oggi per non pensare al domani… In realtà temiamo il domani solo perchè non sappiamo costruire il presente, e quando non sappiamo costruire il presente ci illudiamo che saremo capaci di farlo domani, e rimaniamo fregati perchè domani finisce sempre per diventare oggi, non so se ho reso l’idea.
Quindi non bisogna affatto dimenticare. Occorre vivere con la certezza che invecchieremo e che non sarà né bello né piacevole né allegro. E ripetersi che ciò che conta è adesso: costruire, ora, qualcosa, a ogni costo, con tutte le nostre forze. Avere sempre in testa la casa di riposo per superarsi continuamente e rendere ogni giorno imperituro. Scalare passo dopo passo il proprio Everest personale, e farlo in modo tale che ogni passo sia un pezzetto di eternità.
Ecco a cosa serve il futuro: a costruire il presente con veri progetti di vita.

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La teoria delle nuvole – Stephane Audeguy

>> sabato 27 marzo 2010

Nel libro è narrato lo studio scientifico e artistico delle nuvole attraverso le vite di coloro che le hanno studiate, rappresentate, classificate. Quanto le biografie dei meteorologi e dei pittori siano realistiche o opere di fantasia non si sa. Il tutto è legato dalla storia di una bibliotecaria che aiuta il miliardario che l’ha assunta a classificare i libri che questi ha collezionato sull’argomento. Merita di essere letto per la parte scientifica sulle nuvole, argomento oggi mai affrontato neanche quando si parla delle previsioni del tempo. Originale la biografia dello scienziato Abercrombie che ha dedicato la prima metà della sua vita allo studio rigoroso dell’argomento e l’altra metà alla ricerca delle forme ricorrenti nell’universo femminile.

Il sole si accontenta di bombardare l’atmosfera con tulle le sue lunghezze d’onda, con tutte le sue forze solari, che vanno dal non completamente rosso a oltre il viola. Così il sole invia, come alla rinfusa, il rosso e l’arancione, il giallo, il verde e l’azzurro, l’indaco e persino il viola. Ma quei colori non arrivano mai fino a noi; si scontrano con le minuscole molecole d’aria, e questo non appena raggiungono gli strati superiori dell’atmosfera. Poi le molecole d’aria degli strati superiori dell’atmosfera diffrangono quelle piccole quantità di luce, ma non in modo omogeneo: diffondono le piccole lunghezze d’onda meglio delle grandi; così l’aria del cielo non lascia passare molto il rosso, l’arancione o il giallo; in compenso diffonde bene l’azzurro, ma anche e soprattutto il viola. E dunque la maggior parte dei colori emessi non raggiungono mai la retina degli occhi umani. E perciò gli scienziati dimostrano che il cielo è viola. Tuttavia l’azzurro del cielo, di cui si era appena dimostrata l’inesistenza, aveva la bella insolenza di non tenere in nessun conto le spiegazioni degli studiosi: gli occhi degli uomini, anche gli occhi degli uomini di scienza, incapaci di distinguere il viola, continuano a vedere il cielo azzurro; e con la stessa sicurezza con cui sentivano la terra pressappoco piatta, sotto i loro piedi; con la stessa evidenza con cui vedevano ogni giorno il sole tramontare, sorgere.

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Lo straniero – Albert Camus

E’ la storia di un personaggio indifferente a tutto: alla morte della madre, al lavoro, all’amore, alla vita altrui e alla sua stessa vita. E’ un romanzo classico ma il tema trattato è fortemente attuale perché lo possiamo riscontrare in tanti comportamenti odierni. La cosa che più mi spaventa del protagonista è l’assenza di una pur piccola passione per qualcosa. Senza passioni, anche se il corpo respira, si è già morti.

Aveva l’intenzione di installare un ufficio a Parigi per trattare i sui affari sul posto, direttamente con le grandi compagnie, e voleva sapere se io sarei stato disposto ad andarci. Questo mi avrebbe permesso di vivere a Parigi e anche di viaggiare una parte dell’anno. “Lei è giovane e mi sembra che sia una vita che dovrebbe piacerle”. Io gli ho detto di sì, ma in fondo per me era lo stesso. Allora mi ha chiesto se non mi interessava un cambiamento di vita. Ho risposto che non si cambia mai vita, che del resto tutte le vite si equivalgono e che la mia, così com’era, non mi dispiaceva affatto. Lui mi è parso scontento, mi ha detto che rispondevo sempre a metà, che non avevo ambizione e che questo era disastroso, negli affari. Poi sono tornato al lavoro. Avrei preferito non scontentarlo, ma non vedevo una ragione di modificare la mia vita. A pensarci bene non ero infelice. Da studente avevo molte ambizioni di quel genere. Ma dopo che ho dovuto abbandonare gli sudi ho capito molto presto che tutte queste cose non avevano una reale importanza.
La sera Maria è venuta a prendermi e mi ha domandato se volevo sposarla. Le ho detto che la cosa mi era indifferente, e che avremmo potuto farlo se lei voleva. Allora ha voluto sapere se l’amavo. Le ho risposto, come già avevo fatto un’altra volta, che ciò non voleva dir nulla, ma che ero certo di non amarla. “Perché sposarmi, allora”? Mi ha detto. Le ho spiegato che questo non aveva alcuna importanza e che se lei ci teneva potevamo sposarci. Del resto era lei che me lo aveva chiesto e io non avevo fatto che dirle di sì. Allora lei ha osservato che il matrimonio è una cosa seria. Io ho risposto “No”. E’ rimasta zitta un momento e mi ha guardato in silenzio. Poi ha parlato: voleva soltanto sapere se avrei accettato la stessa proposta se mi fosse venuta da un’altra donna cui fossi legato nello stesso modo. Io ho detto “Naturalmente”. Allora si è domandata se lei mi amava, e io, su questo punto non potevo saperne nulla. Dopo un altro istante di silenzio, ha mormorato che ero molto strambo, che certo lei mi amava a causa di questo, ma che forse un giorno le avrei fatto schifo per la stessa ragione. Siccome io tacevo, non avendo niente da dirle, mi ha preso il braccio sorridente e ha detto che voleva sposarmi.

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L’aggancio – Nadine Gordimer

>> domenica 14 marzo 2010


E’ una storia d’amore ambientata in Sudafrica tra Lei bianca e Lui di colore. Non è l’unica differenza: lei è integrata nella società, proviene da una famiglia ricchissima da cui si è volontariamente allontanata per vivere indipendente, lui è un clandestino, senza permesso di soggiorno, scappato da una famiglia poverissima. Lei è cristiana, lui è musulmano. La storia, nonostante i forti contrasti etnici e culturali, va avanti, diventa importante per entrambi. Ad un certo punto la prospettiva si ribalta: i due saranno costretti a vivere nel paese di lui e sarà lei quindi a sentirsi una straniera. L’autrice è brava a descrivere le differenze sociali e ambientali della coppia e il percorso messo in atto da lei per integrarsi in una realtà profondamente diversa. Un po’ meno, a mio avviso, a motivare l’amore tra i due che sembra solo il pretesto per il racconto.

Indipendente. Lei è abituata a vivere così, a fare come le pare. Ci risiamo. Ma non è possible, qui. Deve andare insieme a lui, oppure un membro della famiglia, se solo ce ne fosse uno capace di farsi capire, deve accompagnarla dappertutto, al di là delle poche strade del vicinato, ecco come stanno le cose nel posto che lui credeva di essersi lasciato alle spalle. Non si usa che le donne mangino insieme agli uomini, oggi è stata fatta un’eccezione apposta per loro due, riesce a capirlo? Per questa gente è già tanto che vada in giro a testa scoperta: riescono a tollerarlo nel caso di una Bianca, forse. Lui si è opposto con decisione quando la madre lo ha preso in disparte insistendo perchè la moglie si copra la testa con uno scialle quando esce di casa o è in compagnia di altri uomini che non fanno parte della famiglia; si è opposto con dolole, perchè questa è sua madre, che lui voleva portare con sè per offrirle una vita Migliore. E’ “lei”, la donna che ha portato a casa, tutto quello che ha portato, è la causa di questo dolore.

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La luna di carta - Andrea Camilleri

>> sabato 27 febbraio 2010

E’ la prima volta che leggo un romanzo di Camilleri riguardante il commissario Montalbano. Più che leggerlo l’ho ascoltato nella pregevole edizione in audiolibro curata dalla Emons. Il particolare linguaggio utilizzato, che mescola l’italiano con un dialetto attinente al siciliano, all’inizio lascia spiazzati. Fortunatamente la prosa risulta meno pesante grazie all’interpretazione di Luigi Lo Cascio. Il giallo è ben fatto e ad un certo punto si addentra nelle zone torbide delle relazioni umane. I personaggi sono fortemente caratterizzati e comunque rimangono entro i confini della credibilità.

“Allora, è finito l’interrogatorio? Te lo faccio questo caffè”? gli spiò lei.
Lui la taliò. Lei macari. Ora il colore dell’iride le era tornato cilestre chiaro, le labbra erano aperte in un suriseddro. Cielo di prima stati erano i so occhi, un cielo aperto e chiaro che rifletteva il variare della jornata, ogni tanto arrivava una nuvoliceddra bianca, nica nica, ma una vintata leggera leggera bastava a farla subito scomparire.
“Perché no”? disse Montalbano.

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Lettura di Sciascia in biblioteca

5 Marzo ore 20,30, Biblioteca Castiglione delle Stiviere

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